giovedì 23 febbraio 2017

Un treno cinese in Europa -Una notizia che induce a riflettere sugli antichissimi rapporti di sinergia fra agricoltura e commercio

di Luigi Mariani

 























Riassunto

Da gennaio 2017 un nuovo treno collega Yiwu (Cina orientale) a Londra. Il significato pratico e simbolico è discusso. In particolare questo treno dimostra che il cuore del Eurasia è ormai interconnesso dalla ferrovia e d'altra parte il treno emula le vecchie vie carovaniere che hanno portato dall'Asia all’Europa colture come il riso, il pesco, l’albicocca e il miglio o animali domestici come il cavallo, la pecora, il maiale, l’ape e il baco da seta.

Abstract 
From January 2017 a train connects Yiwu (eastern China) to London. The practical and symbolic meaning of this event is discussed. In fact this train shows that the center of the Eurasia is interconnected by the railway and on the other hand the train emulates the old caravan routes that brought from Asia to Europe crops like rice, peach, apricot and millet and domestic animals like horse, sheep, pig, bee and silkworm.

lunedì 20 febbraio 2017

Greenpeace e il Glyphosate - Parte 2: La strategia , neppure tanto nascosta, degli ambientalisti

di Alberto Guidorzi e Luigi Mariani



Glyphosate
Per cogliere la strategia sottesa alla demonizzazione del glyphosate partiremo da un esempio concreto che è dato dalla bieticoltura statunitense.
Negli USA quasi al 100% della superficie a barbabietola da zucchero è coltivata con varietà GM che hanno il tratto di resistenza al glyphosate. Pertanto i bieticoltori americani seminano le loro bietole e dopo un po’ di tempo intervengono nei loro bietolai effettuando in media 1-1,5 trattamenti con glyphosate quando tutte le infestanti sono presenti. Con questa tecnica ottengono coltivazioni totalmente esenti da malerbe fino al raccolto.

sabato 18 febbraio 2017

Grano cinese “made in Italy” (una volta tanto!)

di Sergio Salvi

Il “Villa Glori”, uno dei frumenti di
Strampelli più utilizzati nel
breeding cinese (fonte: CREA).

L’invasione globale di prodotti “made in China” assume un sapore diverso se guardiamo al frumento, di cui il gigante asiatico è il primo produttore mondiale.
Uno studio recentemente pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo al quale appartiene la celeberrima Nature, mostra ampie prove molecolari a sostegno del fatto che la stragrande maggior parte del frumento cinese deriva da un pugno di varietà italiane introdotte nel paese asiatico tra gli anni ’30 e ’50. Si tratta ovviamente di alcune delle “razze elette” costituite dal nostro Nazareno Strampelli e, in misura minore, da Marco Michahelles, breeder contemporaneo del genetista marchigiano.
Un gruppo di ricercatori dell’Accademia Cinese di Scienze Agrarie di Pechino, effettuando un’analisi genetica mediante marcatori molecolari del tipo SNP (Single Nucleotide Polymorphism, ovvero polimorfismo a singolo nucleotide) su una collezione di frumenti cinesi, ha mostrato il ruolo chiave giocato da “Ardito”, “Mentana” e “Villa Glori”, tre delle più famose varietà create da Strampelli, nella costituzione di un larghissimo numero di varietà del cereale avvenuta in Cina a partire dal 1949, lo stesso anno in cui fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese.

giovedì 16 febbraio 2017

Greenpeace e il Glyphosate - Parte 1: Le vie della menzogna

di Alberto Guidorzi e Luigi Mariani


 
Riassunto
Questo articolo è dedicato al glyphosate, l'erbicida totale più venduto al mondo grazie alla sua economicità ed efficacia e per questo motivo l'obiettivo da molti anni di una campagna di demonizzazione da parte delle più aggressive ONG ambientalistiche.
Nella prima parte si intende confutare con dati scientifici le affermazioni utilizzate per convincere l'opinione pubblica più sensibile ai problemi ambientali che questo erbicida è un pericolo per la salute pubblica. Mostreremo che è falso dire che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che il prodotto è cancerogeno e che la nocività per l'ambiente è stata dimostrata.
La seconda parte mostra che il prodotto, che è stato oggetto di innumerevoli controlli di tossicità da parte di istituzioni pubbliche, è uno dei meno tossici tra le sostanze comunemente rilasciate nell'ambiente. Infine, porteremo il lettore a rendersi conto che la furia contro la molecola erbicida ha fini prettamente ideologici e serve a sostenere campagne al fine di indurre in errore l 'opinione pubblica e spingere le istituzioni pubbliche a prendere decisioni irrazionali, privando il mondo agricolo di un prodotto efficace, economico e a basso impatto ambientale.

Abstract
This paper is dedicated to the glyphosate, the total herbicide most sold in the world due to its inexpensiveness and effectiveness and for this reason objective since many years of a demonisation campaign by the most aggressive environmental NGOs. In the first part we want to refute with scientific data the two statements used to convince the public opinion most sensitive to environmental problems that this herbicide is a danger to public health. More specifically we will show that it is false to say that the World Health Organization established that the product is carcinogenic and that the harmfulness for the environment has been proven.
The second part shows that the product, that was the subject of numerous toxicity controls by public institutions, is one of the less toxic among the substances commonly released into the environment. Finally, the reader will realize that the fury against this herbicide molecule has only ideological purposes and serves to support campaigns in order to mislead the public opinion and push public Institutions to take irrational decisions, depriving the agricultural world of an product very effective, with low cost and low environmental impact.

lunedì 13 febbraio 2017

La Costituzione e la Repubblica “Rifare gli Italiani”

di Antonio Saltini



Abbiamo ricordato, nelle pagine precedenti di queste riflessioni, l’incredibile indifferenza degli artefici del Risorgimento per l’unità civile, economica e culturale del paese che le armi piemontesi avevano unificato. Un ceto che incarnava secoli di cultura fondata su cognizioni letterarie e avvocatesche, indifferente alle scienze, ignaro di geografia e di politica internazionale, assolutamente disinteressato ai progressi economici in corso nei paesi europei più avanzati, nutriva l’ottuso convincimento che l’unica agricoltura possibile fosse quella praticata nelle regioni che si dispiegavano dalle Prealpi ai Monti Iblei. Un’agricoltura che sfruttava, con procedure primordiali, risorse alcune delle quali non prive di potenzialità ma che, utilizzate con pratiche millenarie, permettevano gli splendori aristocratici e il torpido benessere borghese solo grazie alla sottrazione, ai ceti contadini, di quella parte della produzione che sarebbe stata indispensabile per consentire loro condizioni di vita tali da potersi definire umane.

giovedì 9 febbraio 2017

Brevi note storiche sulla coltura della patata (Solanum tuberosum L.) – Da dono degli dei nelle società precolombiane a coltura chiave per la sicurezza alimentare globale



di Valeria Carozzi e Luigi Mariani

 

Copertina del volumetto sulla Grande carestia d’Irlanda
Riassunto
Alcune note sulla storia della patata (Solanum tuberosum L.) vengono presentate, dalla sua domesticazione (America Latina, 10-7000 di anni fa) alla sua diffusione in Europa, con specifico riferimento alla sua introduzione in Irlanda, dove è diventata una coltura centrale per poi diventare la causa immediata della Grande carestia del 1845-1850 causata dalla peronospora (Phytophthora infestans De Bary), che ridusse la popolazione irlandese al 50% del valore precedente. La descrizione è conclusa da una breve descrizione dell’attuale importanza di questa coltura che è coltivata in tutto il mondo, dalla Siberia e Cina del Nord all’Australia, dagli altopiani africani alle aree andine del Sud America, dalle grandi pianure dell’America del Nord all’Europa.

Abstract
Some notes about the history of potato (Solanum tuberosum L.) are presented, from its domestication (Latin America, 10-7 thousand of years ago) to its spread in Europe with specific reference to its introduction in Ireland where it became a central crop for Irish people so its repeated failure due to the late blight disease (Phytophthora infestans De Bary) became the immediate cause of the great famine of 1845-1850 that reduced Irish population to the 50% of the previous value. The work is concluded by a brief description of the present importance of this crop which is cropped worldwide, from Siberia and North China to Australia, from African highlands to the mountains of South America, from the great plains of North America to Europe.

martedì 7 febbraio 2017

Il climatologo non invitato a cena

 di Francesco Marino 

 

In questi ultimi anni  assistiamo sempre di più alla presenza di imbonitori scientifici, che ci ammantano della prossima fine del pianeta Terra. Li vediamo in tante trasmissioni televisive a ricordarci che la fine del pianeta è imminente: cicloni, anticicloni, fulmini saette e chi più ne ha più ne metta si abbatteranno su un territorio fragile e indifeso. Per colpa dei cambiamenti climatici gli orsi sono dimagriti, le pecore si sono ristrette, le mimose anche quest'anno anticiperanno la fioritura a febbraio (questo accadeva anche ai tempi di Ungaretti (qui),  con buona pace della festa delle donne) e l'uomo è il più cattivo tra tutti gli esseri viventi. Se non  si è abbastanza forti si rischia quanto meno lo sconforto.

Poi, appena ti riprendi, vai a consultare i curricula di quei soggetti che tanto si affannano a volerci salvare dall'imminente distruzione del pianeta. Lo fai perché questi tuttologi sembrano abitare ormai a casa tua, tanto da lasciare loro un posto a tavola nei tuoi momenti  meno lucidi e se li hai invitati a cena  devi sapere almeno chi mangia il tuo  brasato. Ti accorgi allora che hanno un profilo curricurale più contorto delle loro tesi scientifiche. Sarà un caso?

Fra i tanti quello che più mi incuriosisce è il meteorologo Luca Mercalli. Lo vediamo, tra un talk show e l'altro, infrangere lo schermo e come un amico premuroso propinarci i suoi accorati sermoni in cui ci mette in guardia dal pericolo che stiamo correndo se non ci pentiamo e non cambiamo vita.

giovedì 2 febbraio 2017

L’ avvento della società della post-verità


di Alberto Guidorzi 

Per descrivere la società attuale si usa il neologismo“post-factuale” o “post-verità”, derivato dall’inglese e tra l’altro nel 2016, secondo il dizionario di Oxford, è considerata “la parola dell’anno”. In pratica significa un'epoca in cui ci si lascia guidare principalmente dalle emozioni, dalle inquietudini ed dai timori, invece di lasciarci guidare dai fatti valutati serenamente. Viviamo, cioè, una stagione dove i “lanciatori di allarmi” sembrano prosperare: basta pensare a come spaventa la ricerca scientifica in generale ed in particolare la chimica, la genetica, la sanità dell’agroalimentare, le nuove tecnologie e le innovazioni che ne derivano. Ho avuto l’opportunità di ascoltare una conferenza del sociologo francese Gerard Bonner, studioso di questo fenomeno sociale e vorrei farvi parte dei contenuti esplicativi che ne ha dato. 

lunedì 30 gennaio 2017

A me gli occhi…! E l’intestino non è più irritabile.

di Sergio Salvi


In un recente post ( Nel “ginepraio” dell’intolleranza al glutine non c’è posto per i “grani antichi ) ho affrontato la questione dei rapporti tra glutine e carboidrati fermentabili (FODMAP, Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides And Polyols) nell’insorgenza delle cosiddetta intolleranza al glutine (NCGS, Non Celiac Gluten Sensitivity), la quale, come abbiamo già detto, andrebbe più correttamente indicata con l’acronimo NCWS (Non Celiac Wheat Sensitivity).
Un volume recentemente acquistato in libreria e l’individuazione di un articolo pubblicato l’anno scorso sulla rivista Alimentary Pharmacology and Therapeutics (AP&T) mi hanno indotto a tornare sull’argomento FODMAP, però questa volta spostando l’attenzione sulla sindrome dell’intestino irritabile (IBS, Irritable Bowel Disease), una condizione che colpisce dal 5 al 12 per cento della popolazione occidentale e presenta vari sintomi in comune con la suddetta intolleranza (dolore addominale, gonfiore del ventre, ventosità, diarrea, nausea).