martedì 30 agosto 2016

Gli organismi modello - Note di storia e di attualità

di Luigi Mariani

Figura 1 – Foto presa al VI Congresso di Genetica di Ithaca, USA (1932) (Janick, 2015).Da sinistra Vavilov, Morgan e  N.V. Timofeyev-Ressovsky. Vavilov fu arrestato per aver sostenuto la genetica mendeliana contro l'ideologia lamarkiana di Lisenko e morì in carcere a Saratov nel gennaio 1943; Timofeyev-Ressovsky nel 1945 fu in cella alla Lubianka di Mosca con Alexandr Solzenicyn che ne parla nel suo capolavoro Arcipelago Gulag, fonte documentale importantissima sulle aberrazioni del sistema carcerario e concentrazionario sovietico.
Quella del biologo statunitense Thomas Hunt Morgan (1866-1945), che in figura 1 vediamo in compagnia del grande e sfortunato genetista russo NicolajVavilov (1887-1943), è una figura di spicco della ricerca biologica della prima metà del XX secolo.
Morgan era inizialmente su posizioni critiche nei confronti del mendelismo e ciò in base ai risultati pubblicati nel 1900 da Hugo de Vries (1848-1935) su Oenothera lamarckiana e che deponevano a favore dell'esistenza di mutazioni incompatibili con le leggi di Mendel. Nel 1910 tuttavia Morgan iniziò una serie di esperimenti di irradiazione sul moscerino della frutta (Drosophila melanogaster) per verificare le ipotesi di de Vries sugli animali e, dopo la scoperta di una mutazione relativa al colore dell'occhio di uno dei suoi moscerini, operò una serie di incroci i cui risultati, incompatibili con la teoria di de Vries, poterono essere spiegati solo con le leggi di Mendel. Superate le precedenti perplessità sul carattere ipotetico dei "fattori" mendeliani e sul rapporto tra questi ultimi e la funzione dei cromosomi, accettò il concetto di gene e condusse una serie di esperimenti che fornirono prove convincenti sulla disposizione lineare dei geni lungo i cromosomi (voce Thomas Hunt Morgan in Enciclopedia Treccani - qui).

domenica 28 agosto 2016

Breve storia del settore bieticolo-saccarifero in Italia e nel mondo - Ottava e ultima puntata

di Alberto Guidorzi

 


Foto 1 - Vecchi ruderi di zuccherifici

DAGLI ANNI ’80 ALL’ ATTUALITÀ: CRONACA DI UNA DÈBACLE

continua il declino del settore bieticolo saccarifero con ulteriori

perdite di competitività


Prima puntata:
Terza puntata
Quarta puntata  
Quinta puntata  
Sesta puntata

Agli inizi degli anni ’80, continuando l’evoluzione descritta nella precedente puntata, il settore tremò e molti ne preconizzarono la fine. Due delle tre “M” (Monti, Maraldi, Montesi) che gestivano il grosso dell’industria saccarifera italiana si trovarono in dissesto per l’eccessivo indebitamento.

lunedì 22 agosto 2016

Breve storia del settore bieticolo-saccarifero in Italia e nel mondo - Settima Puntata

 

di Alberto Guidorzi



Foto 1- zuccherificio Rignano
La filiera bieticolo-saccarifera 
e la creazione del
Mercato Comune Europeo

 

Prima puntata:


Quarta puntata  
Quinta puntata  
Sesta puntata

 
Da questa puntata inizia l’analisi dei motivi e degli errori fatti dall’interprofessione bieticolo-saccarifera italiana, supportata anche da scelte politiche cieche, che col tempo han portato allo smantellamento del settore zucchero nel nostro Paese. Si dimostrerà inoltre che chi dice che l’UE ci ha imposto la chiusura degli zuccherifici dice il falso e spesso vuole solo coprire responsabilità enormi sul “redde rationem” avvenuto nel 2006.

giovedì 18 agosto 2016

Strampelli vitivinicolo: " La Tignola ed il Vaiuolo della vite"

STRAMPELLI VITIVINICOLO: «LA TIGNOLA ED IL VAIUOLO DELLA VITE»

trascrizione di Sergio Salvi


Larva di Eupoecilia ambiguella
Tra le attività svolte da Nazareno Strampelli a Camerino subito dopo il conseguimento della laurea in Agraria (1891) e prima del suo trasferimento a Rieti (1903) vi fu anche quella di redattore e direttore del Bollettino del Comizio Agrario Camerinese. 
Su questo periodico Strampelli scrisse oltre 60 articoli, prevalentemente a carattere tecnico-divulgativo, otto dei quali dedicati alla vite e al vino. Insieme ad altre due brevi note, pubblicate sempre in quegli anni su L’Agricoltura Italiana, vi proponiamo, in dieci puntate, uno Strampelli nella veste inedita di cultore della materia vitivinicola, sperando che i contenuti di questi articoli, scritti tra il 1896 e il 1901, siano utili a fornire qualche spunto di riflessione e di confronto rispetto alla realtà vitivinicola odierna.

(Bollettino del Comizio Agrario Camerinese, anno XXIX, 1896, Gennaio-Giugno, n. 1-6, pp. 11-14).

giovedì 11 agosto 2016

Il genocidio ucraino del 1932-33

di Luigi Mariani


Un libro del professor Cinnella per non dimenticare


Scriveva Adamo Smith che le cattive stagioni provocano la penuria ma che è la violenza di governi benintenzionati a trasformare la penuria in carestia. Da questo punto di vista occorre rilevare che grazie a Dio l’Europa non vive carestie da diversi decenni e che l’ultima grande carestia fu quella che colpì svariati territori dell’Unione Sovietica nel 1932-33. Tale carestia fu conseguenza di alcune annate di cattivi raccolti cui si aggiunse tuttavia l’inflessibile volontà di Stalin di spazzar via la proprietà privata nelle campagne introducendo l’organizzazione collettiva in colcos.

domenica 7 agosto 2016

Povero Nazareno Strampelli, “prigioniero” del grano Cappelli…!

 

di Sergio Salvi



Fonte:  Museo del grano  "Nazareno Strampelli"
Un “effetto collaterale” del 150° anniversario della nascita di Nazareno Strampelli, celebrato lo scorso 29 maggio, è il dilagante fenomeno -apparentemente senza controllo- dell’accostamento del nome del precursore della Rivoluzione Verde unicamente alla varietà di frumento duro “Senatore Cappelli” che, come ormai recita tutto il web a mo’ di mantra, fu da lui “costituito per selezione genealogica a Foggia nel 1915 sui terreni messi a disposizione dal senatore del quale la varietà porta il nome”. Amen!

venerdì 5 agosto 2016

Dieta mediterranea: celebriamo la chimera svanita



di Antonio Saltini


Riflessioni su un’audizione a Palazzo Madama

 



Storia di un’illusione geniale

Realizzata l’Unità piemontese l’agricoltura italiana costituiva, e appariva clamorosamente, la Cenerentola delle agricolture europee: un ceto di possidenti (patrizi e borghesi) di ineguagliabile ignoranza e avidità, rappresentato idealmente dal senatore Stefano Jacini, coordinatore della vanamente lodata Inchiesta parlamentare sulle classi agricole, manteneva le campagne nella più totale arretratezza e nella più indegna miseria per non reinvestire una sola lira di quanto strappava alla terra imponendo all’immensa popolazione contadina fatiche bestiali e condizioni di vita disumane. Eppure anche tra proprietari e fattori più retrivi ardeva la certezza del futuro opulento delle campagne italiane, che avrebbero, domani o dopodomani, sommerso il Pianeta delle proprie straordinarie specialità: vini, conserve, frutta e ortaggi di qualità irrealizzabili in ogni diverso paese del planisfero.

martedì 2 agosto 2016

Il cibo di una volta era sano …mentre ora ci avvelena

di Alberto Guidorzi

Carambola
Che sia proprio vero, oppure si tratta di solo di un luogo comune? Ripercorriamo la storia per analizzare quanti veleni l’uomo immette da sempre nel proprio organismo tramite il cibo.


L’uomo ed i veleni nel cibo

Pascault, un medico francese del 1800, diceva che gli alimenti nutrono, eccitano, affaticano, avvelenano. Non per nulla la cognizione dei pericoli della sovralimentazione e dei benefici del digiuno fanno parte di molte civiltà. Ma è altrettanto reale il costante timore dell’avvelenamento dovuto a sostanze presenti nei cibi che accompagna da sempre l’uomo raccoglitore di vegetali e la cui esperienza è oggetto del bagaglio culturale di intere popolazioni. La paura degli alimenti sconosciuti connota infatti la cultura e il comportamento dell’uomo in quanto onnivoro.
Il detto latino dosa sola facit venenum, vale a dire è “la dose che fa il veleno” è entrato nell’esperienza dell’uomo. Un esempio chiarirà meglio il concetto: la carota è da tutti considerata un alimento salutare eppure come tutte le Apiacee o Ombrellifere ( la famiglia botanica a cui appartiene) contiene una sostanza di natura terpenica chiamata “carotatossina” che i chimici dicono appartenere al gruppo dei composti poliacetilenici, gli stessi che fanno della cicuta (altra apiacea) una pianta molto velenosa.

sabato 30 luglio 2016

Panorama agrario en Argentina 2016

   por Victor Tomaselli

 

Cuando uno traza un panorama de una actividad tan vasta como la agricultura en un país tan vasto, a su vez, como Argentina, por fuerza debe sintetizar y tratar de utilizar las mejores fuentes posibles de información. Pero al mismo tiempo, es necesario aclarar que uno está haciendo opinión y no ciencia, porque necesariamente no puede ser aséptico al analizar las fuentes, por muy buenas y fiables que éstas sean.
Argentina ocupa una superficie total de 3.761.274 kilómetros cuadrados, de los cuales, 2.791.810 km2 se encuentran en la parte sur del continente de América Latina y el resto se reparte entre el territorio Antártico Argentino y las islas del Atlántico Sur. La población, según las proyecciones a Julio del año 2015 de acuerdo al censo del 2010, es de 43.431.886 de habitantes. (CIA, 2015) Trataremos entonces de dar un enfoque pormenorizado y explicativo para tratar de aproximarnos a entender las dificultades por las que está atravesando el sector agrario, como todos los sectores productivos, en este momento en Argentina.Nada mejor que comenzar con un informe somero que está en el sitio web del Banco Mundial.

mercoledì 27 luglio 2016

Petrini ha torto in fatto di varieta’ tradizionali! Le indagini scientifiche e i dati di fatto lo confermano.

di Alberto Guidorzi

Varietà antiche                        Varietà moderne   
Prendo spunto, per dare corpo al titolo scelto, ai “rifiuti” elencati da Luigi Mariani nel suo bellissimo articolo sull’ineffabile personaggio divenuto “maître à penser” mondiale, anzi il suo essere assurto a tale livello qualifica il pianeta come governato da una pletora di persone che mancano assolutamente di “leadership”, il che purtroppo ci porterà al disastro (sono abbastanza vecchio per affermarlo e fregarmene, ma ancora con abbastanza buon senso per intravvedere nell’avvenire dei miei nipoti qualcosa di molto negativo che la mia generazione si era illusa non potesse più succedere).