sabato 10 giugno 2017

"La strategia dell'allarmismo" "Glyphosate e disinformazione di massa" "Fino a che punto giungeranno le falsità?"

di Luigi Mariani e Alberto Guidorzi



foto - Il Salvagente
Sul sito INTERRIS è uscito l’articolo “Allarme erbicidi a Roma: trovate tracce di glifosato in 14 donne incinta” di Milena Castigli. 
Nell’articolo si dice fra l’altro che: “I quantitativi riscontrati nelle 14 pazienti – si legge su Ansa salute – vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. E’ impossibile dare un giudizio sulla pericolosità dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo, è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri”.

E poi si prosegue dicendo che:
“Indiziata numero 1 dell’avvelenamento, si legge nella ricerca, è l’alimentazione. Non solo pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina. Oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti sono costituiti da mais, soia, colza Ogm, resistenti al glifosato".
Ma quali sono i rischi? “Ci sono numerosi dati sperimentali che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata”, spiega Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Medici per l’Ambiente. “Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”. Dunque, una sostanza doppiamente pericolosa, non solo per la donna ma, in primis, per il feto. “Se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce – raccomanda Riccardo Quintili, direttore de il Salvagente –. Tra le tante cose da cambiare c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti di interessi che ne ottenebrano il giudizio“. Più chiaro di così…” 
Qui di seguito sviluppiamo un calcolo che permette di porre nei giusti termini l'allarme lanciato dall’articolo. 
Il calcolo viene svolto utilizzando la metodologia descritta in Nieman et al. (2015) e che si basa sui presupposti seguenti, validi per Glyphosate:
  • completa escrezione del quantitativo assorbito (" internal dose’’) che avviene tramite le urine, assenza di accumulo e metabolizzazione virtualmente assente o oltremodo limitata
  • ADI (dose limite giornaliera accettabile e cioè che se assunta per tutta la vita non provoca effetti sulla salute umana) pari a 0.5 mg per kg di peso corporeo (EFSA, 2015).
Si considerano inoltre:
  • un individuo adulto dal peso corporeo (BW) di 60 kg con produzione giornaliera di urina di 2 litri (UV)
  • una concentrazione di glyphosate nelle urine (UC) pari rispettivamente a 0.43 e 3.48 nanogrammi per litro come indicato nell’articolo in questione.
Applicando la succitata metodologia otteniamo:

Per UC=0.43 nanogrammi per millilitro

Dose interna (ID)=UCxUV/BW=0.01433 microgrammi per kg di BW.
Percentuale di ID rispetto all'ADI=0.00287% (per raggiungere l’ADI occorrerebbe una dose interna pari a 34884 volte quella riscontrata).

Per UC=3.48 nanogrammi per millilitro 

 
Dose interna (ID)=UCxUV/BW=0.11600 microgrammi per kg di BW
Percentuale di ID rispetto all'ADI=0.02320% (per raggiungere l’ADI occorrerebbe una dose interna pari a 4310 volte quella riscontrata).

Conclusioni 

In sintesi i quantitativi presenti nelle urine configurano un quantitativo di glyphosate da migliaia a decine di migliaia di volte al di sotto della dose limite ritenuta innocua e cioè che non provoca alcun danno se assunta per tutta la vita. Inoltre glyphosate non è cancerogeno contrariamente quanto indicato nell’articolo di INTERRIS.
Pertanto le donne incinte riportate nell’articolo non stanno assolutamente correndo alcun pericolo e dunque l’articolo si configura a nostro avviso come un’operazione di stampo demagogico tesa a creare ingiustificato allarme nella popolazione. Più nello specifico si provi ad immaginare l’agitazione che può procurare la lettura dell’articolo a una donna in stato interessante e ai suoi cari. E se il procurato allarme è un reato riteniamo dovrebbe essere perseguito a norma di legge.



Bibliografia 
Efsa, 2015. Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate, EFSA Journal 2015;13(11):430.
Niemann L., Sieke C., Pfeil R., Solecki R., 2014. A critical review of glyphosate findings in human urine samples and comparison with the exposure of operators and consumers, Journal of Consumer Protection and Food Safety, (2015) 10:3–12, DOI 10.1007/s00003-014-0927-3.


Luigi Mariani 
Docente di Storia dell' Agricoltura Università degli Studi di Milano-Disaa, condirettore del Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano. E' stato anche Docente di Agrometeorologia e Agronomia nello stesso Ateneo e Presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia.





Alberto Guidorzi  
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italiana.

1 commento:

  1. L'OSAV svizzera (organismo nazionale di valutazione dei rischi) viene dal pubblicare la seguente tabella dei residui di gliphosate (vedi il link sottoindicato) sugli alimenti e ci dice che le paste, i prodotti a base di cereali per la colazione e le leguminose sono quelli che contengono più residui di gliphosate. Tuttavia nessun campione è stato trovato fuori norma. Se vogliamo dare una raffigurazione più intuitiva di cosa dimostra la tabella possiamo dire che occorre mangiare 71 KG DI PASTA AL GIORNO fatta con la semola del prodotto più contaminato (421 µg/kg) per raggiungere la dose giornaliera accettabile (DGA) massimale (30 mg per una persona adulta). Questo in risposta anche alla notizia del telegornale di ieri dove la Coldiretti diceva che a Bari entrava grano canadese con residui di gliphosate, che da tutti i controlli che si fanno essi non oltrepassano mai la DGA.

    http://amgar.blog.processalimentaire.com/contaminant-chimique/glyphosate-sans-risque-pour-la-sante-humaine-selon-loffice-federal-de-la-securite-alimentaire-et-des-affaires-veterinaires-de-suisse/

    Un altro allarme molto mediatizzato è stato lanciato in Germania per la birra e la risposta della BfR (organismo federale di valutazione dei rischi) è stata questa:DUNQUE PER INGERIRE TANTO GLIPHOSATE QUANTO QUELLO RISCHIOSO PER LA SALUTE OCCORREREBBE BERE 1000 LITRI DI BIRRA AL GIORNO

    http://www.bfr.bund.de/cm/349/provisional-assessment-of-glyphosate-contents-in-beer.pdf

    Questo a complemento delle conclusioni dell'articolo.

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