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lunedì 24 luglio 2017

Forse Pilato è rinato.

di Alberto Guidorzi


Le mie antenne rivolte verso Bruxelles attraverso la Francia hanno captato che sono prossime le due decisioni in merito ad argomenti dibattuti da tempo, vale a dire: l’interdizione della classe degli insetticidi neonicotinoidi (NNI); il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glyphosate in agricoltura: Le voci captate mi dicono che la Commissione probabilmente deciderà pilatescamente nel senso che proibirà la classe dei neonictimoidi, ma autorizzerà ancora l’uso del glyphosate non per 15 anni ma per “soli” 10 anni. Circa il glyphosate penso di averne già date abbastanza di notizie per informare i lettori di Agrarian Sciences e permettere loro di farsi un’idea su dati più obiettivi di quelli che si sentono dai normali canali d’informazione (o disinformazione?).


Circa gli NNI,, invece, penso che vi sia bisogno di un supplemento e per farlo ho pensato opportuno tener ben presente il motto secondo cui che a pensar male si fa peccato ma a volte ci si prende. Ho il dubbio che circa la decisione che verrà presa vi sia anche lo zampino delle ditte chimiche interessate alla classe di insetticidi in parola. Il mio timore è che, avendo già disponibili altri prodotti similari, la proibizione apporterebbe loro il vantaggio di eliminare dal mercato prodotti concorrenti, tra l’altro in scadenza di brevetto, e in questo modo poter continuare a controllare il mercato come hanno fatto fino ad ora.
Comunque sia, si mettano il cuore in pace coloro che gongoleranno per la proibizione perché tra deroghe e proroghe si arriverà sicuramente al 2020 per avere l’eventuale completa eliminazione della classe degli NNI. Ammesso poi che vi fossero da subito dei divieti finalizzati su certe coltivazioni mellifere per le quali il trattamento al seme è indispensabile per preservare le giovani plantule (mi riferisco a girasole e colza), prevedo già che gli agricoltori, di fronte all’impasse generato loro, rispolvereranno i vecchi e micidiali esteri fosforici per fare trattamenti generalizzati a pieno campo sulle giovani piantine, con il bel risultato che all’atto del trattamento tutto ciò che si muoverà sul terreno o volerà sul campo e nelle vicinanze (api e tanti insetti pronubi compresi) finirà morto stecchito. Non solo ma dato che gli esteri fosforici hanno scarsa persistenza i trattamenti saranno ripetuti anche in via preventiva.
Ciò che mi ha indotto anche a pensar male è l’abstract di uno studio effettuato su ape da miele, e imenotteri apoidei selvatici (Bombus terrestris e Osmia bicornis) che uno degli autori ha ripreso facendone un comunicato stampa di due paginette dove conclude in questo modo: “ I neonicotinoidi studiati hanno causato una capacità ridotta per le tre specie di api a stabilire delle nuove popolazioni l’anno dopo, almeno in Inghilterra ed in Ungheria».
Perché sono stato indotto a tale atteggiamento? Prima di tutto si tratta di un lavoro di 1000 pagine e con ben 258 analisi statistiche e che non può essere riassumibile in una frase laconica, anche perché se gli effetti fossero effettivamente questi l’evidenza doveva essere mostrata molto tempo prima dai tanti studi effettuati a questo scopo; in secondo luogo perché il lavoro scientifico è stato interamente finanziato da Bayer e Syngenta, cioè le multinazionali che producono i neonicotinoidi da interdire. Dato che queste ditte non sono dirette da “chierichetti” non posso credere che operino per “tirarsi la zappa sui piedi”, come si suol dire. Sono poi stato meravigliato dall’aver permesso la pubblicazione su Science prima che fosse pronta la disamina critica, che sotto riporteremo, fatta dal Dr. Campbell di Syngenta. Logica avrebbe voluto che i finanziatori bloccassero la pubblicazione pretendendo di discuterne preliminarmente i risultati analitici e soprattutto le conclusioni che gli autori del lavoro avevano intenzione di trarre e soprattutto divulgare.
Insomma mi sembra strano che dei finanziatori paghino per svolgere un’indagine, farla pubblicare per poi successivamente essere obbligati a dimostrare di essere stati turlupinati; ben sapendo, tra l’altro, che l’opinione pubblica sarà molto più influenzata dalle conclusione diffuse a mezzo comunicato stampa, che non dall’analisi della sintesi critica. Vediamo cosa ne pensate voi se vi spiego le due tabelle sotto riportate. Il Dr Campbell ha preso il lavoro ed ha elencato tutte le variabili primarie e secondarie valutate per tre specie di api (prima colonna), di ognuno di queste variabili e per i due neonicotinoidi usati su colza (TMX=thiamethoxan, CLO=clothianidin), ne ha elencato i risultati nelle tre nazioni interessate. Il colore esprime gli effetti sul parametro valutato: “rosso = effetto negativo sulla variabile, verde chiaro = nessuna influenza e verde scuro = effetto positivo sulla variabile...



Fig-1


Fig.2

Si noti anche che le variabili principali ricavate dai tre siti sperimentali sono 204 mentre quelle secondarie sono 60.
Riassumento: i rettangoli rossi stanno ad indicare che i due neonicotinoidi (più il CLO che il TMX) immessi su seme di colza hanno avuto effetti negativi in 9 delle 204 variabili principali, cioè a dire su un po’ più del 4% di tali variabili. Per contro in 7 casi su 204 le variabili principali sono state influenzate positivamente (sic!) dai due neonicotinoidi, ossia nel 3% di tali variabili. Resta dunque un po’ meno del 94% (100% in Germania) delle variabili inerenti la vita dei tre insetti pronubi che non sono mai state influenzate dai due neonicotinoidi. Altrimenti detto: il 96,5% dei dati osservativi di una prova su grande scala, in condizioni reali ed in tre stati europei, non mostrano alcun effetto nefasto dei neonicotinoidi sulle tre specie di api, mentre la conclusione tratta dal capofila dell’equipe di ricercatori è che l’anno dopo le tre specie di api hanno avuto difficoltà a ricostituire nuove popolazioni.
Sono infine venuto in possesso di un altro documento di cui vi do il link: (qui) in cui Woodcock conferma quanto affermato circa gli effetti negativi dei neonicotinoidi ma dice pure che i neonicotinoidi vanno mantenuti, anzi ammette che i risultati che gli hanno fatto prendere le conclusioni forse sono falsati da altre variabili.


Giudicate voi …ma per me gatta ci cova!


Alberto Guidorzi
Agronomo. Diplomato all' Istituto Tecnico Agrario di Remedello (BS) e laureato in Scienze Agrarie presso UCSC Piacenza. Ha lavorato per tre anni presso la nota azienda sementiera francese Florimond Desprez come aiuto miglioratore genetico di specie agrarie interessanti l'Italia. Successivamente ne è diventato il rappresentante esclusivo per Italia ; incarico che ha svolto per 40 anni accumulando così conoscenze sia dell'agricoltura francese che italian

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